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Filastroka e Nataghvct
Loj loj
vasha vaghe,
Krishti o
lere te ata Nataghe,
e o lere
te nje grutci e re
pa skutina
e pa farqe.
Shen
Xhusepa rrihj e vrehj,
e lahj ata
skutina
e i ndehj
te ata muqe,
roza te
bardhe, roza te kuqe.
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Filastrocca di Natale
Balla
balla ragazza la vallia,
Cristo e
nato a Natale,
ed e nato
in una grotta nuova
senza
pannolini e senza fasce.
San
Giuseppe stava a guardare,
e lavava
quei pannolini
e li
stendeva su quelle frasche
rose
bianche, rose rosse.
Rossella
Gentile
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Natale nel tempo
Cera
una volta... E
cosi che iniziano le favole e tale si puo definire la mia breve
esperienza d'attrice. Parliamo degli anni '80, quan-do
ancora studente, insieme con gli altri coetani, ab-biamo
rappresentato dal vivo la nativita di nostro Signor
Gesu cristo. Tale manifestazione, non si e piu ripetuta.
E rimasta Tunica della storia del nostro piccolo paese, a differenza della
rappresenta-zione
della Passio-ne che
invece e ancora viva e radica-ta nella
nostra cul-tura e
nelle nostre tradizioni.
Quan-te prove abbiamo fatto, ma
soprat-tutto che
emozio-ne
ho provato
quando ho dovu-to sostituire la ragazza che interpretava il ruolo
della madonna.
Quante
domande, quante paure... Saprò essere all'altezza
del ruolo? Cosi fra dubbi e incertezze, siamo arri-vati
alla sera del 24 dicembre. Mi ricordo di una serata molto
fredda e ventosa. Tutti noi ben coperti e con gli abiti
di scena, ci siamo radunati dietro la Chiesa della Madonna
del Carmine. II percorso gia stabilito: fare tutto
Via Carmine, proseguire per Corso Vittorio Emanuele,
imboccare Via Roma e da li raggiungere la Chiesa
di San Giovanni Battista dove per l'occasione era al-lestita
una rudimentale capanna con una mangiatoia per
il bambinello ed un bue pronto a riscaldarlo. Eh si parliamo
di un bambinello vero! E non crediate che il percorso sia
stato facile... Io in groppa ad un asinello goloso
di confetti, che si fermava ogni volta che ne scor-geva
uno sulla strada e non c'era verso a farlo proseguire
fin quando non avesse finito. Un lungo corteo ci se-guiva
a ruota, forse tutto il paese! Quanti fotografi pronti ad
immortalare i momenti piu belli della serata! Non mancava
certo il fotografo personale, che per la crona-ca
era la stessa persona che molti anni dopo sarebbe diventato
mio marito. La scena piu importante di tutta la
rappresentazione doveva
realizzarsi nella
capanna. II forte
vento trasportava
il fumo e le scintille
del falo all'interno,
per cui con
gli occhi rossi e gonfi
ci siamo tra-sferiti
in Chiesa, sotto lo sguardo compiaciuto
dei pa-esani
e abbiamo as-sistito
alla messa di mezzanotte, celebrata dal compian-to
parroco di allora Padre Antonio. A distanza di tanti anni
e ancora vivo nel mio cuore il ricordo di quei momenti
e provo una sensazione molto forte ogni volta che
ne parlo con le mie due figlie. Non era la manifestazione
in se certamente bella e tanta sentita, ma lo spirito
di comunione e d'amore fraterno che ci acco-munava.
Oggigiorno siamo totalmente presi dalla fre-nesia
del tram tram quotidiano, dalla nostra diffidenza, dal
nostro egoismo, dalle nostre ambizioni, che ci di-mentichiamo
dei veri valori della vita, del vero senso del
Natale. L'augurio piu bello che posso fare a me stessa
e agli altri, e di vivere intensamente e umilmente ogni
Natale della propria vita e che ci porti un sorriso e la
gioia di stare insieme. Buon Natale!Maria
Antonietta Cappa |
La FOCARA ieri e oggi
Nella descrizione di
Enzo Nigro, in un suo romanzo
del
1982, edizioni FramaSud di Chiaravalle Centrale
(CZ),
come essa veniva preparata prima del 1960. II
protagonista,
Vito di Mattia, calabrese di Valle degli
Scilieri,
vive a Roma da alcuni decenni e
La
sera di natale non aspetto il 'tic' dell'orologio, ando a letto
prima del solito. (...) spense la luce e si giro sul fianco destro,
la posizione preferita per dormire.
S'era
addormentato quando il suono delle campane della
vicina
chiesa della Nativita gli svio il sonno. Si ricordo
che
era la notte di Natale e, alTimprowiso, gli venne in
mente
il suo paese. Si rivide ragazzo nella piazza intor-no alla focara,
una immane catasta di legna ardente con
fiamme
alte sin sopra i tetti delle case. Penso a quanti
giorni
c'erano voluti per raccogliere tuta quella legna, a
quante
some d'asini e di muli, a quanti lenti viaggi di buoi appaiati per
trascinare dai boschi sino in piazza
interi,
lunghi tronchi d'ilice, di quercia, e alle donne
che
avevano anch'esse scaricato al mucchio fascine di
rami
secchi, i piu faticosi e difficili a reperire, a portare
sin
li in bilico sulla testa, spesso senza a 'curuna', la ciam-bella
di stracci ritorti per attutire i disagi del peso. Da sempre era
stato un immancabile appuntamento che si
ripeteva ogni anno sin dai primi di dicembre, tutti i
giorni,
o meglio tutte le sere. Sere, che, sembrava, ca-lassero
prima del dovuto, piovigginose, umide, fredde,
a
volte cariche di neve . Era di sera, infatti, che, dopo il
lavoro
dei campi, la gente in devozione portava il pro-prio
contributo alla focara. II ricordo gli era nitido alla mente.
Ripenso al 24 mattina, la vigilia quando quegli
stessi
contadini, massari, boscaioli che avevano portato la legna si
radunavano nella grande piazza e, guidati da
zu
Ciccio, un carbonaio di vecchio stampo, innalzavano
l'immane catasta nel cui ventre, alla fine, sparivano le
fascine secche, le prime a dover ardere. Poi verso mezzogiorno
l'opera era completata e ognuno, piccoli e
grandi, aspettavano le prime ombre per appiccare il fuoco.
Ricordo come il 24 dicembre, a differenza delle altre sere, le ombre
sembravano non calassero mai. Fi-nalmente
zu Ciccio accendeva lo straccio imbevuto di petrolio avvolto
all'estremita d'una pertica e rinfilava da
sotto nel centro della catasta. In breve le fiamme s'innalzavano,
la piazza si rischiarava tutta quanta e le scintille, crepitanti
nell'aria, salivano alte alte nel cielo si
da essere viste da qualsiasi punto del paese. Per tutta la
notte le fiamme illuminavano l'allegria dei paesani che,
con l'uscita dalla messa di mezzanotte, si ritrova-vano
tutti li, intorno alla focara. (...) Ma
ad un ratto, gli balzo su tutto la figura di suo padre,
austera, imponente come la focara. Erano anni che non
ricordava suo padre. (...) La
focara l'aveva fatta? Chi ha preso il posto di zù Ciccio? La
focara... E tutto cambiato. Chi va piu in campagna oggi?
Dove sono i muli, gli asini, i buoi? E le donne 'cu a
curuna' chi le vede piu? Oggi e tutto cambiato . Cer-to,
oggi ci sono i trattori. (Enzo
Nigro, di Perticaro-Umbriatico, lavora da piu di 40 anni nel CINEMA,
a Roma, come direttore di pro-duzione. E figlio di Giovanni Nigro,
segretario comu-nale
di Pallagorio negli anni cinquanta (prematuramente
scomparso)
e della signora Bisbano Giuseppina, stima-ta
maestra, per tanti anni, della Scuola elementare di
Pallagorio.
Enzo e pure autore di romanzi e di poesie in
vernacolo.
Ritorna periodicamente a Pallagorio e a Perticaro
nella casa paterna ristrutturata.
(
A cura del Prof. Pontieri Antonio di Ettore)

Auguri di buon Natale
Felice Anno Nuovo
In memoria di Padre Antonio Padre
Antonio non c'e piu. Egli ci ha
lasciato in silenzio, discretamente
e lontano da Pallagorio. In mezzo
a noi e rimasto trent'anni: una vita!
Per questo, non possiamo non ricordarlo,
in quanta ha rappresentato
un'intero periodo della storia ecclesiale
pallagorese recente. Ha seguito
tante anime al momento del trapasso,
ha battezzato e catechizzato
intere generazioni di pallagoresi,
ha celebrato innumerevoli matrimoni, entrando nella vita di
molti con il suo stile sobrio, paterno,
deciso e affabile. Quanti
ricordi! Bene. A me piace riandare con la memoria ai giorni del
suo arrivo a Pallagorio, sotto il Natale
del 1962. Nessuno lo cono-sceva
ancora. La Chiesa pallagorese non
attraversava un bel periodo, a quei
tempi,. Padre Reginaldo se n'era
andato, Don Palopoli era sta-to
assegnato, all'improvviso, alia Parrocchia di Casabona. Noi soffrivamo ancora della prematura scom-parsa di Don Pasquale Belcastro. Cosi, giunse, alia chetichella e all'insaputa di tutti, per volere del
Vesco-vo di Cariati
Monsignor Orazio Semeraro,
l'anziano Padre Antonio, proveniente
dalla Comunita dei Passionisti
di Savelli. Accetto, lui Religioso,
il gravoso compito di reggere
la Chiesa Parrocchiale di Pallagorio,
giudicata realta non facile
dalle Autorita Ecclesiastiche, per la
forte presenza di una sinistra bene organizzata.
Padre Antonio, sicilia-no di ferro, formatosi a Roma in epoca
fascista presso la Scuola Teologica
dei Passionisti della capitale, gia
Cappellano militare e reduce della
Guerra di Russia al seguito dell'Armir, fresco dell'esperienza, ricca
di stimoli, compiuta nella Chiesa
di confine di Trieste, venne a
Pallagorio impavido e pieno di fiducia.
Non si perse d'animo per le
iniziali
difficolta: la Chiesa Madre
era
chiusa per crolli, la Chiesa del Carmine era in cattivo stato e
quella di S. Filomena non era nelle mi-gliori condizioni. I fedeli
erano dispersi
e confusi. Bisognava vincere le diffidenze e indifferenza, a fronte
di
una emigrazione di massa che
colpiva
le famiglie negli affetti e
nell'unita
del focolare. II buon Padre
Antonio non fu preso dallo sco-ramento.
Si rimbocco le maniche,
comincio
a fare le prime amicizie, ad aprirsi un varco nell'animo della
gente,
confidando nella generosa ospitalita
dei Pallagoresi, che comin-ciarono
ad apprezzare ramabilita e la schiettezza del nuovo Parroco.
In fondo, Padre Antonio era un
eccel-lente Parlatore,
cantava bene e sa-peva officiare, riusciva a capire la gente
e a farsi volere bene per le sue doti
di comunicatore. Rispettava le tradizioni
e sapeva condursi con cordialita
e buon animo. Tutte qualita
che i Pallagoresi apprezzano molto.
E lui decise di rimanere. Trovo
casa (Pallagorio, allora, non ave-va Casa Canonica), fece
venire dalla Sicilia la
sorella, Sig.na Enza, e la nipote
Gianna. Cosi, passarono due decenni
della storia pallagorese, con Padre
Antonio divenuto un concit-tadino a tutti gli effetti, Docente di Religione
alia Scuola Media, Parroco
e curatore d'anime. Furono anni intensi e fertili, con il primo
restauro delle Chiese, il recupero della Chiesa di S. Giovanni,
il rinnovo del Santuario del Carmine
grazie all'intervento, propiziato
da Padre Antonio, di Romolo
Sanguedolce. Padre Antonio
non si occupo mai di politica direttamente.
Ma, non poteva riuscir
facile, data la realta pallagorese, non
essere sfiorato dai contrasti e dalle
beghe intestine. Sicche, pur conservando
la sua autonomia, fini in
alcuni momenti, per rasentare lo scontro,
soffrendone dentro a causa
della difficolta di comunicare le sue ragioni. II giorno piu
difficile, per lui, fu quello del restauro della statua
della Madonna del Carmine. Chi non
ricorda quell'evento, con la
Madonna ammantata di nero at-traversare
le vie del paese e i pallagoresi
decisi a non far partire la
statua per Lecce? Fu dawero do-loroso
per tutti! Ma, alla fine, il buon senso dei pallagoresi, com-prensivi e generosi, fece superare rancori e ripicche e la pace ritorno in paese, malgrado le ferite e i rimpianti. Padre
Antonio, di suo, ci mise le sue doti
di diplomatico e di affabile conciliatore
e tutto si risolse per il meglio,
anche se non pote mai realizzare
il suo progetto di una grande
Casa del Sacerdote addossata alla Chiesa
del Carmine. Dovette accontentarsi
di un'altra casa d'abitazione,
lontana dal quartiere che lo ave-va
visto per tanti anni e al quale si era
affezionato. Furono
anni di tormento e di amarezza,
di cui nessuno porta colpa, ma che
videro Padre Antonio in mesto declino.
Malgrado cio, egli non perse mai
il suo sorriso, il suo gesto paterno
di comprensione per tutti. Cosi
ci piace ricordarlo, in giro per le
vie del paese, avvicinato da tutti, amato
da tutti, sorridente, con i suoi occhiali
neri, la sua perfetta scriminatura
e il suo vocione coinvolgente
e accattivante, legato a Pallagorio, dalla
quale dovette partire suo malgrado.
E
i pallagoresi che lo hanno cono-sciuto
lo sentono, ancora oggi, come
uno
di loro, il loro Padre Antonio.
Prof. Antonio Pontieri '48
Ricordando Padre Antonio
E
il giorno 21 settembre dell'anno 2003 : una domenica
come tante altre. Sono in Chiesa: partecipio al rito della Santa
Messa, lontano dai rumori e dallo stress. Sono vicino, con il
pensiero, alla sofferenza di tanti
fratelli
esposti nelle varie parti della terra alle guerre, alla fame, alle
malattie: vittime innocenti della poverta
e
soprattutto della stoltezza
umana che sempre
alberga
nell'animo di
chi,
nell'agire, e spinto
non
dall'amore verso il
prossimo,
ma dalla bra-ma
di potere, di ricchez-ze
e di onori. E l'uomo
del
nostro tempo, non sorretto dal ttimore di | Dio.
Ascolto il Santo | Vangelo
secondo Marco (9,30
-37): "Se uno vuol
essere il primo, sia l'ultimo
di tutti e il servo di
tutti". L'assemblea segue
in preghiera e in silenzio. All'improvviso un brusio di voci percorre
tutta la chiesa: "E
morto Padre Antonio". "Si, e morto Padre
Antonio". Scosso dalla triste notizia il mio viso e solcato
da qualche lacrima mal trattenuta e il mio pensiero
ritorna indietro nel tempo. Mi si presenta l'im-magine di un sacerdote passionista venuto a Pallagorio
negli
anni sessanta come missionario portatore di speranza.
La sua opera, per volere di Dio, si e prolungata
nel
tempo. Padre Antonio... spirito combattivo, sempre vigoroso e
pieno di entusiasmo, quando deve sollevare gli altri non conosce
limiti che possono condizionarlo.
L'ambiente dove opera non e facile; le chiese sono quasi
abbandonate e lentamente si sgretolano. La gente,
in buona parte, e abituata al silenzio e alla
"riverenza". II prete, sia pur "riverito" e
spesso visto come un
pericolo
perche puo smuovere gli animi e scalfire lentamente.
Quante volte Padre Antonio ha dovuto prendere decisioni
drastiche e coraggiose! Ricordo le due piu clamorose: il trasloco
della statua della Madonna
dalla
Chiesa del Carmine alia Chiesa di Santa Filomena
perche
il campanile della Chiesa era "pericolante". La
statua
era avvolta
in un manto nero e la tensione tra la
folla
era quasi esplosiva; il restauro della statua della
Madonna
(la partenza della statua e awenuta sotto scor-ta
per evitare agitazioni popolari). Con il tempo, la popolazione
lentamente si awicina al suo parroco e soprattutto non si
sente piu sola. Ricordo la sua modesta
casa:
un punto di riferimento in tutte le ore. Quanti
ospiti
provenienti an-che da lontano! Allora, nella nostra zona ,
non
c'erano locali e
pizzerie
ne di lusso ne
modesti.
Le strade non
permettevano facili
spostamenti e la gente
si poteva trovare
sola e in difficolta. Bastava rivolgersi al parroco
e alla cara signorina
Enza, sua sorella,
e la loro accoglienza
era elargita sempre
con un sorriso. II loro sorriso infondeva
fiducia e speranza nell'animo delle persone. Le
domeniche della "congiuntura economica", era vietata la
circolazione delle macchine. Per molti di noi era impossibile
il rientro a casa, dalle nostre famiglie. Nessun
problema: la casa di Padre Antonio era la casa di tutti e si formava
un'unica famiglia. Ognuno esponeva i suoi problemi con serenita e
disinvoltura all'attenzione
del nostro padre spirituale e non mancavano i suoi
consigli
e il suo conforto. Quelle domeniche squillava spesso il
telefono... erano i molti familiari che ci sapevano permanentemente
ospiti
di
Padre Antonio. E stato sempre vicino nelle gioie,
ma
soprattutto nella sofferenza. Ricordo... la morte di un
mio fratello ... Sono ancor a tanti i ricordi che affiorano nella
mia mente. E impossibile elencarli. Ora padre
Antonio e ritornato nella "Casa del Padre". Certamente
continuera la sua opera pregando e benedicen-do
tutti noi pallagoresi con la collaborazione di tanti altri
nostri fratelli che, come lui, in questa terra, hanno preferito
considerarsi ed essere ultimi per potersi porre tra
i primi vicino a Dio.
B. Demasi
La
cicala e la formica
"Cera
una volta una formica silenziosa e laboriosa che aveva
fatto la sua casa ai piedi di un antica quercia. Tutta
Testate lavorava su e giu per il grande campo a racimolare
granaglie per il lungo inverno. Cera anche una
cicala che in quell'estate si era annidata sui grandi rami
della quercia. Tutto il giorno cantava a squarcia-gola
senza fare niente...". Alla fine la cicala mori dopo la
calda estate mentre la formica... In
questi anni, dal 1999 fino ad ora, e stato fatto un lavoro
da formica: abbiamo accumulato offerta su of-ferta,
come tanti chicchi di grano, per potere iniziare il restauro
della chiesa della Madonna del Carmine. Molti fedeli
di Pallagorio e tanti anche fuori hanno collabo-rato, chi con molto chi con poco, ad accumulare nel granaio
intitolato" Cassa Madonna del Carmine". Sia-mo giunti alla rispettabilissima cifra di euro 29.246,00 e
verranno fatte altre offerte perche, piano piano, se e volonta
della Madonna del Carmine ed anche nostra, la
chiesa possa diventare bella fuori e dentro. In questi anni
abbiamo assistito anche al canto della cicala. I super-discussi
cantati della festa di maggio ne sono un esempio unico. Vengono,
cantano, si pagano bene e se ne
vanno. L'unica cosa che resta e lo strascico delle discussioni
ormai noiose, stupide e perditempo sulla scelta del cantante
(basso alto, vecchio giovane, ma-schio
femmina, moderno antico). E grazie agli ultimi comitati
festa se si e risparmiato qualcosa, anche se si potrebbe
fare molto di piu. Basterebbe avere solo un po'
di buon senso e l'umile coraggio di capire che una cantata
e solo una cantata da... cicala. Altre cicale sono venute
alle nostre orecchie. Da qualcuno, e stato detto che
le chiese non si possono aggiustare con i soldi della
popolazione; che ci vogliono i finanziamenti pubblici
e che i soldi delle feste sono solo per le feste. Se avessimo
aspettato qualche politico di turno o ammi-nistratore
per fare qualcosa per le nostre chiese... Molte
promesse come molte sono la canzoni della cicala ma tutte con una
stessa nota. Per la gioia di tutti, ma soprattutto per
quelli che veramente collaborano in modo
semplice, silenzioso (non abbiamo bisogno di essere
pubblicizzati sul giornale), dignitoso e generoso abbiamo
iniziato i lavori. Per evitare parole a vuoto, soprattutto
quelle dei cosiddetti competenti, abbiamo
rispettato tutti i tempi di marcia: il progetto, la sua
approvazione, la Ditta Scavelli specializzata in restauro
monumentale e indicata dalla Soprintendenza per i beni
architettonici. II nostro lavoro sia sempre quello
della formica laboriosa e silenziosa che non teme il
passare delle stagioni e lasciamo pure che le cicale di turno
cantino per una sola estate.
Don
Pietro
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