Pallagorio nel......tempo 

                                                  Gola del Lauro

           Chiesa Santa Filomena

Ricordo da

Pallagorio

                                               Veduta da Mustazzuti e Grunia

         Panorama da San Cristoforo

  • Pallagorio è un paese dove si parla una lingua che non è italiana: 
  • la lingua Albanese Altezza slm: massima 560 
  • Superfìcie territoriale:41,96 kmq               
  • Abitanti: 1859 censimento 1991               
  • Municipio: Corso V. Emanuele             
  • Carabinieri: Stazione di Verzino 
  • Banca: Popolare di Crotone                            
  • Istituto Comprensivo:    Scuole materna, elementare,media.     
  • Santo Patrono: S.Giovanni Battista 24 giugno

Sommario

PAG.1

PAG.2

Poesia sul paese in lingua albanese

 

PAG.3

Cenni storici

 

PAG.4

La chiesa del Carmine

 

PAG.5

La statua della madonna tra storia e legenda

 

PAG.6

La balausta

 

PAG.7

Il Campanile

 

PAG.8

Poesie incise sulle campane

(in lingua albanese)

 

PAG.9

La festa della Madonna del Carmine

 

PAG.10

La festa nel tempo

L'organizzazione

 

PAG.11

Interviste

Quest'anno, per iniziativa di Don Pietro Paletta, parroco di Pallagorio, si è voluto dare un respiro culturale e religioso più forte alla festa della Madonna del Carmine. Sono stati coinvolti gli alunni delle Scuole Materna, Elementare e Media, che compongono l'Istituto Comprensi­vo di Pallagorio.

II coinvolgimento alle varie attività proposte (avendo presente che l'età infantile quella in cui la festa viene vissuta con maggiore intensità emotiva che dura tutta la vita) trova la sua giustificazione nel fatto che insieme agli aspetti cosiddetti esteriori della festa (giochi, fuochi pirotecnici, cantanti, acquisti...) siano tenuti presenti anche gli aspetti morali e religiosi della stessa festa che rischiano di passare in secondo ordine.

I ragazzi, sollecitati dai docenti e coadiuvati dai genitori hanno cercato di prendere coscienza delle risorse del nostro territorio anche da un punto di vista culturale nel quale giocano un ruolo importante i monumenti religiosi, le Chiese e segnatamente la Chiesa della Madonna del Carmine.

Gli alunni hanno eseguito lavori vari che in parte sono riportati su questo giornalino e in parte esposti nella mostra che verrà allestita nei giorni della festa, presso il salone della parrocchia.

I coordinatori sono stati i docenti:

Antonio Pontieri  -  Rosina Panzarella

 

 

Ritorna all'indice

 

Poesia sul paese in lingua albanese

Puheriu Pallagorio

Hora Jime

Kio ésht hora jime,

kèta janè vinellet shtèpit,

timbat, uinjet, lisarat

e spartat.

Ki èshte dialli

e ki èshte dheu

c'ure shoh

c'u shilija.

Te ku dija u

vien puru cardilli

sa te lor fulèn.

Nani si ahriana

danjin luclat

nga mbroma

gaiarellet lozènjin

si urelozèja.

Nga kozè è vjetu si èshe

si u e kam bonè.

Il mio paese

Questo è il mio paese,

questi sono i vicoli e le case,

i burroni, gli ulivi, gli alberi

e le ginestre.

Questo è il sole

e questo è il terreno

che vedo

che io vedevo.

Nei posti che io so

ancora viene il cardellino

a fare il nido.

Adesso come allora

escono le lucciole

ogni sera

i bambini giocano

come io giocavo.

Tutto è rimasto com'era

come io l'ho lasciato

....così canta un poeta in ricordo del suo paese

Puheriu ---- Pallagorio

dal Greco

palaia - xwra

antico  -  paese

Palaia  -  chòra

paese  -  antico

Ritorna all'indice

 

 

CENNI STORICI

Circa le origini di Pallagorio sono state avanzate diverse ipotesi.Alcuni studiosi ritengono che sia stato fondato tra il 1416 - 1450 dalla prima ondata migratorià, al­tri lo vogliono edificato verso il principio del secolo XVII nel territori di Umbriatico.A conferma di ciò esistono alcuni documenti che menzionano Pallagorio solo a partire dal 1618 e puntualizzano che: in territorio di Umbriatico detto San Giovan­ni di Paragolio si sono stanziati albanesi con le loro famiglie.Gli albanesi erano presenti comunque, a Pallagorio da almeno 1/4 di secolo.

Dunque, poiché dopo il 1534 fino al 1647 non vengono registrate altre emigrazioni dall'Albania, si potrebbe convenire con Anselmo Lorecchio, studioso e scrittore della lingua albanese, quando so­stiene che: i comilitoni di Demetrio Reres fondarono Pallagorio in prossimità della citttà di Crotone in una località detta Sant'Anna. Solo successivamente, forse per sottrarsi alle continue incursioni Turche e alla malaria, gli albanesi si trasferirono a Pallagorio ribattezzandolo Puheriu. Come casale di Umbriatico, Pallagorio fu sottoposto al domi­nio degli Spinelli di Cariati. Nel 1682 Don Carlo Antonio Spinelli vendeva il territorio di Umbriatico con ma terra di Pallagorio, staccandolo così dalla signoria di Cariati, a Don Giovanni Giuseppe Rovegno per 65.000 ducati. Nel 1799, Pallagorio, sotto il nome di San Giovanni di pallagorio, veniva riconosciuto autonomo e compreso nel cantone di Corigliano.  Nel 1807 i francesi lo assoggettavano al cosiddetto governo di Ciro, a quel tempo in provincia di Cosenza. Nel 1816 i borboni, unitamente a Umbriatico che veniva elevato a capoluogo di circondario, lo trasferirono in provincia di Catanzaro.Con decreto 7 ottobre 1834, Pallagorio fu elevato a paese autonomo.

Gli  abitanti  si  chiamano Pallagoresi.

Kisha e Karminit

e parè ka prapa

Ritorna all'indice

 

LA CHIESA DEL CARMINE

La Chiesa della Madonna del Cannine sorge su una collìnetta e guarda verso la Terra d'Albania dalla quale i prorughi arrivarono. Si dice che la Madonna volle fermarsi a Pallagorio mentre veniva trasportata da un paese vicino: era la seconda domenica di maggio! Per questo, ogni anno, nella stessa data si svolge una grandissima festa in suo onore. La festa si ripete, anche se in tono minore, il 16 di luglio. Per un lungo periodo è stata organizzata per volere dei reduci della seconda guerra mondiale, veniva, infatti ricordata come: "Festa dei combattenti". Circa la costruzione di questa chiesa non esiste un riscontro storico preciso. Si dice che possa essere stata edificata in epoche diverse: all'inizio era una piccola cappella, poi la struttura fu ampliata in più fasi successive.                                                           Classe IV elementare

 

La Chiesa è ad una navata. Un grande arco a sesto acuto, retto da due colonne uguali a quelle dell'altare, delimita la zona del presbiterio. Sui muri laterali si elevano: a destra l'altare dedicato a Santa Rita e a sinistra quello dedicato a S. Anna.

 

ALTARE CENTRALE

Sull'altare centrale sta solenne la statua lignea, settecente­sca, della Madonna del Cannine. Esso è sormontato da quattro colonne e da uno stucco raffi­gurante il Padreterno che sorregge il mondo, L'altrae fu edificato ad opera della famiglia Lorecchio come ricordava fino a qualche anno fa la scritta: «A devozione di Bemardo Lorecchio 1858» incisa sullo stemma posto alla base dell'altare.

Ritorna all'indice

 

LA STATUA DELLA MADONNA: TRA STORIA E LEGENDA

La statua rappresenta la Madonna del Monte Carmelo, comunemente detta del Carmine. La devozione per lei è assai  sentita  e  i Pallagoresi La pregano per ottenere grazie parti­colari perché è la loro Regina. Un'antica leggenda racconta come la statua sia arrivata fino a noi. Gli abitanti di un paese vicino avevano ordinato una statua della madonna del Carmine. Alcuni uomini La tra­sportavano su un carro trainato da due buoi senza giogo.Arrivati ad un certo punto, in un boschetto vicino al nostro paese, il carro si fermò all'improvviso e i buoi come se fossero stati inchio­dati con gli zoccoli nel terreno, s'impennarono e non si mossero. I custodi della statua frustarono a lungo le bestie ma tutto fu inutile; si pensa che la statua della Madon­na del Carmino fosse divenuta tan­to pesante da non far muovere le bestie. Allora, si avanzò l'ipotesi che, forse, la Madonna del Carmino voleva restare proprio lì, in quel posto dove si era fermata. La bellissima statua fu, provviso­riamente, sistemata in una nicchia costruita proprio per l'occasione. I Pallagoresi, da allora, venerarono la Madonna del Carmine e a poco a poco le innalzarono una Chiesa che prese il suo nome: «Chiesa del Carmine». Per comprendere appieno il rapporto che i Pallagoresi hanno con lei bisogna rifarsi a due appellativi (albanesi) con cui essi chiamano la Vergine. Ella è chiamata popolarmente «Ajò me 'ccindat» («Quella con i nastri») e anche «Scarciunera», («la vezzosa»). La Chiesa si trova in un posto «strategico», in direzione del mare, così la Madonna può proteggere con gli occhi amorevoli di madre miracolosa i suoi figli albanesi ovunque dispersi e la madre patria: «La cara Albania».

Classe IV elementare

Ritorna all'indice

 

L'impalcato e la balaustra della chiesa Madonna del Carmine

 

Gli anziani del luogo raccontano che la balaustra, situata all' interno della chiesa della Madonna del Carmine, non fu edifica contemporaneamente alla costruzione di essa ma in epoca successiva. Si presuppone, invece, che le due colonne, tutt'oggi esistenti, siano state realizzate quando fu costruita la chiesa. Dette colonne, a sezione circolare, poggiano su un plinto a pianta quadrata e sono state erette con mattoni di terracotta del luogo; al loro interno è stato inserito qualche elemento in ferro a mo' di cerchiaggio della struttura avente la funzione di resistenza agli sforzi. Tale sig. Astorino Tommaso, benestante in quanto massaro ("Canzunello", nonno di Maria ved. Proto Vincenzo e Luigina ved. Montuoro Giacinto) fece voto alla Madonna del Carmine che qualora il figlio fosse tornato incolume dalla guerra del 1914-18 avrebbe costruito a sue spese una balaustra. Cosi accadde, il figlio tornò salvo dalla guerra ed egli mi radunò il suo bestiame bovino davanti all'ingresso della chiesa, la prima mucca che vi entrò in essa fu venduta e con il ricavato si edificò un impalcato e una balaustra in assito ligneo. Vi era una orditura principale fatta di travi in quercia, incastrate ai muri maestri della chiesa e riposanti sulle due colonne tuttora esistenti. Su queste travi poggiavano i travicelli che sostenevano il tavolato di calpestio consistente in tavole rifinite ad ascia ed inchiodate. Il parapetto era realizzato con dei montanti ai quali erano inchiodate delle tavole in legno. Per accedere su tale balaustra fu costruita una scala, anch'essa in legno, tutt'ora esistente e funzionanate. Chiaramente col trascorrere degli anni, la suddetta struttura lignea e in special modo il tavolato di calpestio andava man mano a deteriorarsi con il rischio di probabili cadute. Tale motivo ed un voto esaudito dalla Madonna del Carmine indusse, nell'anno 1954, il sig. Scarfò Francesco di Nicodemo, impresario edile e non più in vita dal 1960, a porvi rimedio a proprie spese ricostruendo l'intero impalcato e la relativa balaustra e lasciando in opera la scala in legno posta dall' Astorino. Ciò è testimoniato da una scritta ad incisione posta sul fronte basso della balaustra che recita "Balaustra a devozione di Francesco Scarfò". L'impalcato è stato costruito come un normale solaio, con putrelle di ferro, tavelle in laterizio e relativa caldana in cemento senza piastrellatura, mentre al di sotto è stata intonacata con malta bastarda (sabbia, cemento e molta calce). La balaustra è stata concepita come una sequenza di colonnine in cemento, poste ad uguale distanza, dallo stile molto sobrio ed elegante.

Ricerca condotta da Scarfò Francesco  V^elementare Coadiuvato dal padre Nicodemo.

Il portone centrale è sormontato da una balaustra, opera dì artigiani del luogo, abili nelle opere in muratura e devoti alla Vergine del Carmelo.

 

 

 

 

 

Porta a vetri che separa l'ingresso esterno dalla navata della chiesa; costruita per  interessamento di Don Pietro Paletta attuale parroco nel maggio 1998.

 

 

 

Ritorna all'indice

 

 

Il Campanile

Merita una menzione particolare il campanile, che si innalza maestoso sul lato nord della chiesa.

Esso ricorda nella struttura la torre di Palazzo Vecchio a Firenze.

Fu costruito, in mattoni, intorno al 1900, per interessamento dei Lorecchio con la collaborazione del popolo Pallagorese.

Ritorna all'indice

 

Poesie incise sulle campane in lingua Albanese

Le campane sono due. sulla più grande è scritta in lingua albanese, la loro storia.

Sulla più piccola è incisa, sempre in albanese, una preghiera alla Vergine del Carmelo.

Classe III elementare

Il suono di questa campana

quando per monti e per piani si difonde

                      ricordi

che i figli di Pallagorio ovunque vivano

giorno e notte fervono d'amore per luogo

                 ove nacquero.

I Pallagoresi che con le lacrime agli occhi

                  si partirono

      dalle mogli e dai figli amati

                     per trovare

col sudore della fronte, un pane onorato

              dalle lontane Americhe

                  mandarono i denari

per comprare questa campana e l'altra più piccola.

        O signora e Vergine del Carmelo,

         fiore dell'anima dei Pallagoresi

         per l'onore che essi a te fecero

                           aiutali tu

custodiscili con l'occhio tuo che non sa sonno

              manda loro ogni bene

           con giorni lunghi  felici.

 

 

Nell'anno 1907 -  Francesco Lorecchio Sindaco

 

Ritorna all'indice

 

 

La Festa della Madonna del Carmine

Pallagorio Ieri

Pallagorio Oggi

 

Ritorna all'indice

La Festa nel tempo

La devozione verso la Madonna del Carmine, per noi "la Madonna" per eccellenza ("Shumburia"), ha avuto modo di manifestarsi con gesti liturgici e comportamenti civili, che ormai sono diventati tradizione (patrimonio culturale), che si trasmette da generazioni, anche se con modificazioni intervenute col passare degli anni. Gli anziani ci raccontano come, nella società rurale del passato, la Festa della 2A domenica di maggio assumesse il significato di un evento eccezionale di grande rilievo morale e religioso, che andava preparato sia negli aspetti religio­si che in quelli civili: all'attesa della Festa, anno dopo anno, veniva data una valenza di rinnovamento religioso e materiale. L'avvicinarsi della festa portava a:

1.    Procurarsi vestito nuovo e scarpe nuove da parte di tutti: anziani, giovani e bambini;

2.    Sistemazione della casa, che, il più. delle volte, consisteva in una imbiancata di calce;

3.    Partecipare alla "novena" e contribuire all'addobbo con paramenti della Chiesa del Carmine;

4.    Per le signorine la festa diventava l'occasione per mettersi in evidenza e stabilire rapporti di amicizia o affetivi (come il Leopardi: "la gioventù del loco, tutta vestita a festa, lascia le case e per le vie si spande, e mira ed è mirata; e in cor s'allegra");

5.    Procurarsi "gli spiccioli" per passare bene la festa: i giovanotti, spesso andavano a Casabona a lavorare nelle coltivazioni di barbabietola da zucchero nei giorni immediatamente precedenti;

6.    Procurare i generi alimentari per il pranzo festivo, diverso e più lauto rispetto a quello solito.

7.    Prepararsi a ricevere parenti e amici, che arrivavano dai paesi vicini.

Organizzazione

L'organizzazione della Festa era sempre sostenuta dal Parroco (si ricordano Don Pasquale, Padre Reginaldo, Padre Antonio, Don Sergio e, ora. Don Pietro) coadiuvato da Comitati cittadini, che si facevano carico della festa civile: la raccolta del denaro e, quando non c'era, del grano che poi veniva venduto e con i soldi si provvedeva al pagamento degli zampognari, della banda musicale, del palco, degli spari, della "parata", e, dopo il 1951, dell'illuminazione. La prima riunione del Comitato si teneva sempre (il 19 marzo) a San Giuseppe. Particolarmente attivo nell'organizzazione è stato "Mastro Peppino Panzarella", coadiuvato dai "mastri" Liberti e Amedeo Spina, da Toscano Antonio, da Don Tommaso Felice e da tanti altri. C'è stato un periodo in cui il Presidente del comitato è stato il Sindaco di Pallagorio, Mario Tassone. Poi, negli anni settanta e lungamente lo è stato Salvatore Licciardi e da 2 anni Nicola Proto. Ogni anno si è riusciti a far fronte alle spese grazie alle offerte spontanee di tutta la popolazione di Pallagorio, a cui si aggiungono le offerte di gente dei paesi vicini e le offerte provenienti dai numerosi pallagoresi emigrati sia in Italia che nei Paesi europei e nelle Americhe, particolarmente devoti verso la Madonne del Carmine. Da anni, da Firenze, arrivano in pullman, tantissimi compaesani per rivivere i momenti magici della "nostra" festa.  La festa è stata pure un evento culturale perché, in piazza, a sera, abbiamo potuto conoscere le musiche classiche di Verdi, Puccini, Donizzetti, Cilea e di tanti altri musicisti. A volte ci sono state pure manifestaioni teatrali. Dal 1964, (inizio Tullio Pane), abbiamo avuto numerosi cantanti di musica leggera, anche di rilievo nazionale. Si ricordano, tra gli altri: Mino Reitano, i Dik Dik, l'Equipe 84, i Camaleonti, Little Tony, Bobby Solo, I Ricchi e Poveri, Mia Martini, Peppino Gagliardi, Rosanna Fratello, Dory Ghezzi, Pupo, ecc..

Alunni della Scuola Media di Pallagorio

Ritorna all'indice

 

Interviste sulla festa della Madonna del Carmine

Intervista di Panebianco Rosanna ai nonni Luigi e Rosina

La festa della Madonna incominciava con la processione che durava 2 giorni: il sabato pomeriggio e la domenica mattina. Si girava per tutte le vie del paese insieme alla banda musicale che proveniva dai paesi del circondario ( Carfìzzi, Casabona, San Nicola dell'Alto). Un pò di tempo prima si facevano le pulizie di casa: si imbiancavano i muri con della calce che si procurava a Pallagorio. La calce veniva spalmata con una scopa e si metteva sui muri. Il piatto tipico della festa era la pasta fatta in casa, la carne e i salumi tipici della zona. I dolci tipici erano i taralli fatti con semi d'anice (fishkottet). In piazza c'erano le bancarelle che vendevano bambole di pezza, scarpe, cinture, cestini, dolciumi e altre cianfrusaglie. Il palco dove si esibiva la banda musicale si preparava con dei fusti, sopra i quali venivano mese tavole di legno e veniva abbellito con dei rami di oleandro e nei primi tempi il teatro e, poi, i cantanti, solamente nel dopoguerra. I fuochi pirotecnici venivano fatti di fronte alla porta della Chiesa del.Carmine. Per le persone povere, che non avevano i soldi da dare alla Madonna, c'era un uomo che girava e raccoglieva una quantità di grano che veniva vénduta e con il guadagno si pagavano le spese. Il venerdì dela Madonna giravano per il paese gli zampognari che in dialetto venivano detti "ciaramellari", i quali suonavano.


Intervista di Parise Antonio alla nonna Maria

La Madonna viene festeggiata da sempre nella seconda domenica del mese di maggio durava e dura due giorni: il sabato e la domenica. Con l'approssimarsi della festa, la gente provvedeva a fare pulizie e ad imbiancare le case e questo veniva fatto con l'uso di calce spenta. Quando passava la processione, in corrispondenza di alcune case, si metteva innanzi alla porta una tavola sulla quale veniva posata la statua della Madonna e, mentre le donne anziane cantavano le litanie, i padroni  di casa approfittavano per offrire da bere qualcosa di fresco a coloro che portavano la Madonna. La banda solitamente veniva da fuori, (Gioia del Colle o Borgia) in quanto non ve ne era una del luogo e non essendoci alberghi e ristoranti, ogni famiglia doveva ospitare un musicante. Il pranzo della domenica era composto dalla pasta fatta in casa condita con polpettine e carne di agnello. Il palco si faceva con tavole e nel pomeriggio si esibiva la banda eseguendo i famosi "pezzi" musicali. I fuochi artificiali venivano eseguiti il sabato sera. I cantanti sono arrivati del dopoguerra. La chiesa veniva addobbata con la cosiddetta "parata" formata da drappi di stoffa di vario colore e raffi­guranti immagini di Santi. Essendo all'epoca la maggior parte della popolazione molto povera, le offerte si facevano" con oggetti in oro e grano. Gli zampognari, che provenivano generalmente da Serra San Bruno, il sabato mattina giravano per le vie del paese aprendo la festa.


Intervista di Clausi Arturo al nonno Arturo

Nel 1935 si ricorda la sua prima festa della Madonna. Come vesti si usava un pantalone e una camicia per gli uomini, e per le donne una gonna ricciata e una camicetta. La processione c'era e durava 1 giorno. La banda veniva da Casabona. Per pranzare si andava a raccogliere piselli, fave, lattuga oppure si andava a comprare un'pò di carne. Si mangiava ognuno per conto suo. Il pranzo particolare era la pasta con il sugo contenente le polpettine. In quei tempi in piazza non si faceva niente. I fuochi si facevano al Carmine. Il Primo gruppo furono le pacchiane negli anni '50 . In chiesa si faceva la "parata" cioè piccoli archi che partivano dall'altare dove c'era la Madonna fino alla porta. Chi non aveva soldi offriva il grano, quando la Madonna arrivava al "Rajo del Cannine" 4 persone prendevano la Madonna sulle spalle e poi, che offriva più grano sostituiva un uomo che portava la Madonna. Il grano si vendeva e i soldi andavano alla madonna. Gli zampognari provenivano da: Bocchigliero, Campana, Pagliarelle e poi Serra San Bruno. Alla processione mio nonno portava lo stendardo: era un bastone di circa 6 metri con sopraLa Madonna fotografata. Mentre si camminava questo affare veniva tenuto in equilibrio sui denti, sul naso... Facevano questo per attirare la gente e per farla divertire.

Gli alunni della scuola Elementare di Pallagorio

ANNO SCOLASTICO 2000/2001

Tempo di realizzazione Aprile/Maggio

Ritorna all'indice