MIMMO D’ANDREA-ENZO TRISTAINO-GERARDO CALENDA-MARIO ZIZZA-SALVATORE BELLIZZI-FRANCESCO CORTESE-MARIA PARISE
'A CCHIU BELLA I TUTTE
'A RU TEMPU DU RANU
MALI PATRUNI
MATRILLA
NINNA NANNA
POVIRA VITA MIA
SERENATA VERZINESE
SONATA N°1
TARANTELLA SDIGNUSA
ZUCU ZUCHILLU
A 'SSA RUGA
A VINELLA
DISPERATA
DUNALE LU'CIA
LA PARTENZA
LAZZU A MAGLIA
NU POETA
POPOLANELLA
STROFETTE
VENTO 'I SERENATA
VERDE SPINA
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Il "Gruppo Ricerca Musica Popolare è nato verso la fine degli anni settanta, come Gruppo di riproposta e di recupero di tradizioni musicali che rappresentano le uniche forme culturali e artistiche di gente abbandonata al destino. I componenti grazie a documenti, testimonianze e racconti hanno cercato di mettere a fuoco le problematiche e le esperienze di questa gente che sottoposta a sfruttamenti trovano nei loro canti l' unico mezzo di sfogo e di ribellione. Il gruppo era inizialmente composto da Mimmo D'Andrea, Enzo Tristaino, Gerardo Calenda, soggetti ricchi di esperienze vissuti nei luoghi che sono stati oggetto di ricerca. L' esigenza di dare alla gente non solo i testi ma anche la ricerca di comunicazione musicale, ha fatto si che il gruppo si allargasse inserendo nel lavoro Antonio Pelleriti. Dopo anni di esperienze di piazza in Calabria, all' inizio dell' ottantadue il gruppo raccoglie parte del lavoro sulla musicassetta " FOCU ARDENTE".

Antonio Piro 

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  • MIMMO D’ANDREA: Chitarra classica, voce

  • ENZO TRISTAINO: Chitarra battente, voce, flauto, armonica

  • GERARDO CALENDA: Basso, voce

  • MARIO ZIZZA: Violino

  • SALVATORE BELLIZZI: Tamburello, percussioni

  • FRANCESCO CORTESE: Voce

  • MARIA PARISE: Voce

  • I testi sono della tradizione

  • Musiche originali ed elaborazione:  MIMMO D’ANDREA

  • Adattamento:   FRANCESCO CORTESE

  • Arrangiamenti:   MIMMO D’ANDREA & G.R.M.P.

  • Registrato e mixato allo studio “Bettini Temporecord” nel giugno 1990

  • Tecnico del suono:  ALDO BETTINI

  • Prodotto da FRANCESCO CORTESE

  • Direzione artistica   MIMMO D’ANDREA

                    FONTI DI RICERCA  

  • - Antonio FOGLIA nato a S. Stefano di Rogliano il 19.3.1899

  • - Pietro MANFREDI nato a Castelsilano il 2.4.1904

  • - Peppino SCALISE nato a Castelsilano il I.8.1929

  • - Giuseppe DE MARCO nato a Castelsilano il 3.10.1923

  • - Filippo MANGONE nato a Castelsilano il 10.9.1910

  • - Peppino ANDALI nato a Castelsilano il 5.I.1939

  • - Saverio TALLERICO nato a Castelsilano il 22.9.1932

  • - Maria Isabella LAMANNA nata a Castelsilano il 17.10.1935

  •                  Ai quali va un ringraziamento particolare.

  • Ricerca sul campo a cura di Francesco CORTESE

  •            Redazione e coordinamento:

  • - Mimmo D’ANDREA

  • - Francesco CORTESE

  • - Enzo TRISTAINO.

  •  

  •              Si ringraziano per la collaborazione:

  • - Francesco CORTESE (studente d’Architettura) per il disegno di copertina.

  • - Dott. Geol. Giuseppe CORTESE

                                   BIBLIOGRAFIA  

  • Canti e tradizioni popolari in Campania.   R. De Simone.

  • Canti d’amore e di sdegno.  T. Magrini.

  • Canti popolari italiani.   G. Vettori.

  • Guida allo studio delle tradizioni popolari.   P. Toschi.

  • Divagazioni storiche calabresi corredate di lettura

  • (Castelsilano, 2 agosto 1953). Dott. A. Ferrari.

  • Copyright IXIDIOS edizioni  Vietata la riproduzione e la diffusione

INTRODUZIONE

La zona in cui si è svolta la ricerca da cui nasce questo lavoro appartiene alla fascia Presilana, ai confini della provincia di Crotone con quella di Cosenza, in una zona che vive in bilico fra le condizioni socioculturali proprie della tradizionale attività agro-pastorale e gli impulsi innovativi in gran parte dati dai rientri periodici o definitivi di coloro che, in quantità massiccia hanno abbandonato la Calabria per emigrare nelle città industriali del nord e all'estero.

L'area di ricerca è stata volutamente limitata, poiché il fine del nostro lavoro non è fornire una panoramica dei repertori e degli stili attualmente praticati nella nostra regione, "sui quali esiste già una documentazione sonora di tipo antologico" ma piuttosto approfondire le modalità dell'attività musicale in una zona campione, dove essa si presenti organicamente inserita nel contesto socioculturale.

Punto di riferimento privilegiato è il comune di Castelsilano, il quale condivide una situazione sostanzialmente generalizzata nella storia degli insediamenti della popolazione meridionale.

Era la fine della seconda metà del 1600 (1685) che per volontà di un principe geniale, Scipione Rota di Cerenzia, si elevava sulle dominanti pendici della Sila, sopra una terrazza naturale di magnifiche vedute, a 960 metri di altitudine, fra pini colossali, un castello da sogno.

Intorno a questo, più tardi, sorsero dei casolari che andarono aumentando, e non passò molto tempo che si formò un borgo, al quale fu dato il nome di "Casino". Soltanto nel 1950 per volontà di alcuni cittadini tra cui lo scomparso dott. Alfonso Ferrari, il nome "Casino" assunse la denominazione di Castelsilano

(Divagazioni storiche calabresi corredate di lettura. Rif. bibliografia).

Per ulteriori digressioni storiche si rimanda per ovvi motivi, ad altra letteratura; ciò che ci preme sottolineare è il concetto secondo cui le comunità umane si raccolgono, si organizzano e si differenziano le une dalle altre a secondo della loro natura etnica, delle proprie vicissitudini, della propria storia: le tradizioni popolari rispecchiano queste circostanze, ne rivelano la genialità rappresentandone la storia minore, poiché alla base di ogni manifestazione popolare troviamo un fatto e un individuo, in determinate condizioni storiche.

L’individuo dà forma vitale a questo fatto, sia mito, canto, costume, credenze, che adeguandosi alla mentalità, ai bisogni pratici, e spirituali della gente ne diventa patrimonio comune.

I canti, le poesie, la musica, sono senz'altro i momenti espressivi più alti della manifestazione popolare, il cui linguaggio ha alla base, pur sempre un mito, teso ad esorcizzare angosce sessuali, di morte, ed angosce esistenziali derivate da quotidiane frustrazioni storiche e sociali.

Tale linguaggio si basa su un articolazione di "segni" leggibili prima di tutto in una visione rituale e magico-religiosa dei canti stessi le cui principali tematiche sono: la donna o la madre, il sesso e la morte.

E questo é il tessuto verbale degli autentici canti popolari della Calabria in cui è principalmente funzionale la comunicazione collettiva e pur conservando una propria identità espressiva (proprio attraverso i "segni" di un linguaggio universale) accomuna la storia di questo popolo a qualsiasi altro popolo e non lo isola mediante l'abito di un folklore.

Gran parte delle tradizioni popolari calabresi hanno origine magico-religiose che affondano nella più lontana storia della civiltà Bruzia e nell'apporto culturale dei coloni che si stabilirono in terra calabrese.

PRESENTAZIONE DEL LAVORO

La cultura tradizionale castelsilanese col suo patrimonio di formule, gesti, moduli, costruiti per esprimere le emozioni della collettività, ci ha dato la possibilità di realizzare quest'altro lavoro.

La costante che caratterizza gran parte della ricerca qui proposta, e la tradizione di canto interamente dedicata alla figura femminile, che ha una specifica occasione esecutiva nelle serenate, dedicate alla donna nel corso del fidanzamento e nel momento del matrimonio.

Il canto "d'amore" è l'espressione specifica dei doveri del fidanzato nei confronti della promessa sposa: cantando pubblicamente alcune sere la settimana sotto le finestre della donna, l'uomo dichiara al "vicinato" e quindi al paese il suo legame e adempie ad un rilevante obbligo sociale verso la fidanzata.

Tutto è rivolto alla "donna" come vergine, madre, sorella, sposa, come terra, albero, orto, giardino, rosa, fontana, pozzo, come montagna, castello, palazzo, casa, chiesa, e come sole e luna, come barca, fiume, mare in cui perdersi, annegare, ma anche viaggiare e poi tornare.

Ed ecco questa cosa o queste cose sono irraggiungibili, enormi, molto più grandi ed alte di chi canta; è un linguaggio "magico rituale", che ci cala nella dimensione dell'immaginario, un sogno fatto di paure e speranze, luci ed ombre.

Nella ricerca unica variante ci è data dalla Ninna Nanna.

L'obiettivo immediato di essa è ovviamente quello di fare addormentare il bambino, ma è frequente il caso in cui (consapevolmente o no) "l'autrice" della Ninna Nanna si serva di questo momento di libero sfogo per esprimere sentimenti e convinzioni che l'antifemminismo congenito d’ogni società patriarcale le impedisce di manifestare in altra occasione: quasi sempre comunque, la `Ninna Nanna ha una funzione di "istruzione" del bambino, di accostamento ai costumi, ai valori, alla realtà della vita.  

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