In questa pagina troverete due canzoni in lingua Arbereshe, una l' ho scritta nel 1997 (U penxari nteri tij), e l' altra nella Primavera del 1998 (Ishe e bukure) la quale partecipò al festival della canzone Arbreshe a San Demetrio Corone.

INDICE

  1. U penxari nteri tij
  2. Ishe e bukure
  3. La favola di due antichi proverbi
  4. Relatività
  5. Favola
  6. Inno all'integrazione

 

Pallagorio Luglio 1997 (Festival Canzone Arbèreshè)

U penxari nteri tij

 

U penxari nteri tij, kur te deti ti natarin

dielli dell e pra kullarin  e ti prireje e xhirarej

e mo mir ti abronxarej   kur ntronarin, strallamparin,

bje shi ma pra shkamparin   si bje bore,si jacarin

u nge shoh fukugarin   pra si era leshet te shullarin

me vren te sit e u nkantari   o del bari o vindimari

u pameti tij penxari   vrenja tij nge penxari

se o tardu e ket studiari   dal e dal frin kampanari

moti shkon ma u nkantari    u pensari nteri tij

si te shoh te “ciavarrella”  deja t’isha te “Pastinella”

se kut lozia te ninughella   kur ka dhonderri dej japà

si boj  Tiresinella   kur vej po e la

nge here te” Rozicella”  na lozium te mucatella

prapa tropese kupilarella   nge dej mare ka fadella

kur ngjimarin,kur stirarin   hipin shkaghin e kagharin,

poca zian,nge shkatarin    se je ti c’ rruminarin.

u pensari nteri tij   

ritornello  (4)

si te sexha pra setarej  merr gribin e nge dunarej

se o nate e ket kurkarej  ma ti nge do te rixhetarej.

si gikarej e ngrihet ghona   nge dinja ata c’e bonja

u nge thom minxonja   pse pa tij nge di te rronja.

u deja te veja mo ande   ma sit e time jane nteri atje.

ritornello (2 volte).

Ritorna all'inizio pagina


 

 

Questa è una canzone che il professore Giovanni Mazza ha scritto nella Primavera del 1998

ISHE E BUKURE’ ERI BELLA

Kute vatur ka vreshta e kute ja, nge dite maji

Bashk me tetat, u tij kam shkunta.

Diaghi ka prapa mua ka pak kash 

kulla,

kur site time te tondet jan nkantà.

Kitoham mire, dukse te ker gjon sot,

nje kamizoghe e hoghe

gjoghine tonde kish mpashjà.

Kishe etije, te nje hare

Ke marr gancellane

E, me mahe, ke pitu n’cik 

uji.

Kroca ishe e follure prapa e gangarelli i ngretur,

kur ti, sit e time,

te e para here ke vretur.

Ritornello

Ishe e bukure shum e bukure,

kur te kam vretur, si kish qon pe 

mua

ure motin kisha cindrua.

Ti nge din, ma ce ka ajo dite,

te strati natenet

nge kam mo gjume te sit.

Ishe e bukure shum e bukure

Nje erarelle e hoghe e hoghe frij te ajo here,

ndandize neve vij nje gurdur lulle

c’ ka pak ishin ler.

Honza zej e shihej,

qiaga n’ cik e kuqe ishe bone.

Nje pike uji

Ka buzet shkon sipre gjirit

E pra cindron.

Ritornello

Ishe e bukure shum e bukure,

kur te kam vretur, si kish qon pe mua

ure motin kisha cindrua.

Ti nge din, ma ce ka ajo dite,

te strati natenet

nge kam mo gjume te sit.

Ishe e bukure shum e bukure

Andando e venendo dalla vigna,

un giorno di maggio,

insieme a tuo padre, io ti ho incontrata.

Il sole alle mie spalle da poco era tramontato,

quando gli occhi miei incantati hanno fissato i tuoi.

Ricordo bene come se fosse stato oggi,

una camicetta sottile

la tua vita aveva fasciata.

Avevi sete, tutto ad un tratto

Hai preso la brocca

E, con voglia, hai bevuto un po’ d’ acqua.

La testa era piegata all’ indietro e il mento alzato,

quando tu gli occhi miei,

per la prima volta hai guardato.

Ritornello

Eri bella molto bella,

quando ti ho guardata, se fosse dipeso da me

io avrei fermato il tempo.

Tu non lo sai, ma da quel giorno,

a letto di notte

non riesco più a dormire.

Eri bella molto bella.

Un venticello sottilissimo soffiava a quell’ora,

vicino a noi veniva un odore di fiori

appena nati.

La luna incominciava a vedersi,

il cielo era diventato un po’rosso. 

Una goccia d’acqua

Dalle labbra passa sul petto

E poi si ferma.

Ritornello

Eri bella molto bella,

quando ti ho guardata, se fosse dipeso da me

io avrei fermato il tempo.

Tu non lo sai, ma da quel giorno,

a letto di notte

non riesco più a dormire.

Eri bella molto bella

Ritorna all'inizio pagina

 


  La favola di due antichi proverbi

Non molto tempo fa viveva a Pallagorio Giovarmi ,un contadino che possedeva un asino particolare  vigoroso e di stazza pari a quella di un mulo era, però, molto bizzarro, idisciplinato ed alquanto allergico alle fatiche della campagna. In più, era asino tra gli asini. Difatti, dovendo scegliere tra sentieri che si incrociavano, finiva sempre, con grande disappunto del padrone, con l'avventurarsi su quello più dissestato e pericoloso. Come è facilmente prevedibile, il nostro contadino, il quale non era certamente privo di saggezza, alla prima fiera della "Ronza", vendette il somaro ad un suo collega di nome Antonio che, ingannato dalle belle sembianze dell'animale, accettò senza troppo discutere, di pagare la somma richiesta. Con il ricavato della vendita, Giovanni riuscì ad acquistare non uno ma bensì due asini, meno appariscenti del primo, ma molto utili nello svolgimento delle varie attività agro-pastorali. I due contadini si rividero dopo un anno e precisamente, alla riapertura della fiera. Quello pallagorese,che aveva conservato un buon ricordo dell'altro, per via del buon affare con lui concluso, dopo averlo calorosamente salutato, gli chiese come mai non avesse con sé l'asino che gli aveva venduto."Purtroppo, a furia di picchiarlo, l'ho ammazzato di botte nel tentativo di modificargli non solo il carattere ma anche il comportamento", fu la risposta piuttosto dimessa di Antonio .Di rimbalzo, Giovanni,accarezzando i due asini che aveva a fianco,gli confidò che anche lui era stato più volte tentato di fare la stessa cosa, ma che alla fine,aveva sempre accanto­nato l'idea nella convinzione che un asino bizzarro, sfaticato, vivo e, in ogni caso, da preferire ad un asino "virtuoso" ma morto.

 

   "Meglio un asino vivo che un dottore morto"

   "A petra quatrato nu pò morire tunda"

   Pallagorio lì 10/08/2002

Mazza Prof. Giovanni  

 

Ritorna all'inizio pagina

 


 

 

 

  Relatività

Estate 2000 : Nonno Antonio porta a passeggio,tenendola in braccio, la sua nipotina Lillj . Cammina lentamente ma con passo sicuro, armonico e regolare. 

Estate 2002 : Lillj gioca a nascondiglio con il proprio gatto nel giardino di casa sua correndo con l'agilità e l'eleganza di un capriola. Il nonno osserva ed ammira la bambina appoggiato sulla ringhiera del balcone: in due anni ha accumulato tanti di quegli acciacchi che non può più muoversi senza l'ausilio di un bastone o di una spalla amica. 

Pallagorio lì 10/08/2002

Mazza Prof. Giovanni  

 

Ritorna all'inizio pagina


 

 

 

 

 

     Favola     

  Un pastore di nome Giovanni, in uno dei tanti spostamenti da un pascolo all'altro,smam tré pecorelle. Essendo le migliori di tutto il gregge, la loro perdita lo amareggiò non poco. Nei giorni successivi, gli amici ,ed in particolare un suo compare,si divertivano a sfotterlo Consigliandogli di cambiare mestiere. Giovanni ,di ìndole mite e taciturno, subiva senza scomparsi più di tanto l'ironia dei compagni. Alla vigilia della festà patronale, poiché i suoi detrattori non la smettevano di criticarlo e di dargli dello sprovveduto per quanto gli era accaduto,egli .con estrema pacatezza si rivolse loro dicendo: è vero sono uno sciocco altrimenti non avrei perso le mie pecore preferite. Poi, però,con aria severa aggiunse : domani mattina il gallo,come sempre annuncerà il nuovo giorno. Io, al risveglio sarò ancora pastore ma con una preoccupazione in più:che le pecore smarrite ,anziché nelle mani di un altro pastore come me,possano ritrovarsi in quelle di un macellaio maldestro e senza scrupoli.

Pallagorio lì 10/08/2002                                                     

 

Mazza Prof. Giovanni  

 

Ritorna all'inizio pagina


 

INNO ALLINTEGRAZIONE

Clicca qu' per ascoltare la canzone in MP3

Inno all'integrazione

Scritta dal Prof. Giovanni Mazza che qualche anno fà collaborò col cugino Francesco Mazza a realizzare il CD -MOTISHKON-

Inno all'integrazione è cantata da Rino Dimopoli dei DELIRIUM del nostro compaesano, che tutti conosciamo, Gaetano Parise che vanta collaborazioni con Bigazzi e Alessandro Baldi per il quale ha scritto il pezzo "Sarajevo"

Anche la produzione di questo disco è di un Pallagorese  "Ernesto Ausilio" che vive a Torino.

Per ascoltare la canzone clicca quì

 

 

Ritorna all'inizio pagina