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In questa pagina troverete due canzoni in lingua Arbereshe, una l' ho scritta nel 1997 (U penxari nteri tij), e l' altra nella Primavera del 1998 (Ishe e bukure) la quale partecipò al festival della canzone Arbreshe a San Demetrio Corone.
Pallagorio Luglio 1997 (Festival Canzone Arbèreshè) U penxari nteri tij
U penxari nteri tij, kur te deti ti natarin dielli dell e pra kullarin e ti prireje e xhirarej e mo mir ti abronxarej kur ntronarin, strallamparin, bje shi ma pra shkamparin si bje bore,si jacarin u nge shoh fukugarin pra si era leshet te shullarin me vren te sit e u nkantari o del bari o vindimari u pameti tij penxari vrenja tij nge penxari se o tardu e ket studiari dal e dal frin kampanari moti
shkon ma u nkantari si te shoh te “ciavarrella” deja t’isha te “Pastinella” se kut lozia te ninughella kur ka dhonderri dej japà si boj Tiresinella kur vej po e la nge here te” Rozicella” na lozium te mucatella prapa tropese kupilarella nge dej mare ka fadella kur
ngjimarin,kur stirarin poca
zian,nge shkatarin u pensari nteri tij ritornello (4) si te sexha pra setarej merr gribin e nge dunarej se o nate e ket kurkarej ma ti nge do te rixhetarej. si
gikarej e ngrihet ghona u nge thom minxonja pse pa tij nge di te rronja. u deja te veja mo ande ma sit e time jane nteri atje. ritornello (2 volte).
Questa
è una canzone che il professore Giovanni Mazza ha scritto nella
Primavera del 1998
Non molto tempo fa viveva a Pallagorio Giovarmi ,un contadino che possedeva un asino particolare vigoroso e di stazza pari a quella di un mulo era, però, molto bizzarro, idisciplinato ed alquanto allergico alle fatiche della campagna. In più, era asino tra gli asini. Difatti, dovendo scegliere tra sentieri che si incrociavano, finiva sempre, con grande disappunto del padrone, con l'avventurarsi su quello più dissestato e pericoloso. Come è facilmente prevedibile, il nostro contadino, il quale non era certamente privo di saggezza, alla prima fiera della "Ronza", vendette il somaro ad un suo collega di nome Antonio che, ingannato dalle belle sembianze dell'animale, accettò senza troppo discutere, di pagare la somma richiesta. Con il ricavato della vendita, Giovanni riuscì ad acquistare non uno ma bensì due asini, meno appariscenti del primo, ma molto utili nello svolgimento delle varie attività agro-pastorali. I due contadini si rividero dopo un anno e precisamente, alla riapertura della fiera. Quello pallagorese,che aveva conservato un buon ricordo dell'altro, per via del buon affare con lui concluso, dopo averlo calorosamente salutato, gli chiese come mai non avesse con sé l'asino che gli aveva venduto."Purtroppo, a furia di picchiarlo, l'ho ammazzato di botte nel tentativo di modificargli non solo il carattere ma anche il comportamento", fu la risposta piuttosto dimessa di Antonio .Di rimbalzo, Giovanni,accarezzando i due asini che aveva a fianco,gli confidò che anche lui era stato più volte tentato di fare la stessa cosa, ma che alla fine,aveva sempre accantonato l'idea nella convinzione che un asino bizzarro, sfaticato, vivo e, in ogni caso, da preferire ad un asino "virtuoso" ma morto.
"Meglio un asino vivo che un dottore morto" "A petra quatrato nu pò morire tunda" Pallagorio lì 10/08/2002 Mazza Prof. Giovanni
Estate 2000 : Nonno Antonio porta a passeggio,tenendola in braccio, la sua nipotina Lillj . Cammina lentamente ma con passo sicuro, armonico e regolare. Estate 2002 : Lillj gioca a nascondiglio con il proprio gatto nel giardino di casa sua correndo con l'agilità e l'eleganza di un capriola. Il nonno osserva ed ammira la bambina appoggiato sulla ringhiera del balcone: in due anni ha accumulato tanti di quegli acciacchi che non può più muoversi senza l'ausilio di un bastone o di una spalla amica. Pallagorio lì 10/08/2002 Mazza Prof. Giovanni
Un pastore di nome Giovanni, in uno dei tanti spostamenti da un pascolo all'altro,smam tré pecorelle. Essendo le migliori di tutto il gregge, la loro perdita lo amareggiò non poco. Nei giorni successivi, gli amici ,ed in particolare un suo compare,si divertivano a sfotterlo Consigliandogli di cambiare mestiere. Giovanni ,di ìndole mite e taciturno, subiva senza scomparsi più di tanto l'ironia dei compagni. Alla vigilia della festà patronale, poiché i suoi detrattori non la smettevano di criticarlo e di dargli dello sprovveduto per quanto gli era accaduto,egli .con estrema pacatezza si rivolse loro dicendo: è vero sono uno sciocco altrimenti non avrei perso le mie pecore preferite. Poi, però,con aria severa aggiunse : domani mattina il gallo,come sempre annuncerà il nuovo giorno. Io, al risveglio sarò ancora pastore ma con una preoccupazione in più:che le pecore smarrite ,anziché nelle mani di un altro pastore come me,possano ritrovarsi in quelle di un macellaio maldestro e senza scrupoli. Pallagorio
lì 10/08/2002
Mazza Prof. Giovanni
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